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Insaziabile come un collezionista

Insaziabile come un collezionista

La passione, certo, il gusto per il bello. Può iniziare così la storia di una collezione. Scatta una molla, ci si trova tra le mani un oggetto che, per arcani motivi, si sente consonante con il proprio animo e, come in un automatismo, si entra nel vortice della caccia al pezzo più originale, più curioso, più emozionante. Un richiamo, un suggello, un traguardo.“Negli oggetti si insegue il naturale completamento di un’indole, qualcosa che si ha dentro”, dice Franco Maria Ricci, ma quando ciò che si cerca è un crocifisso in avorio del XVIII secolo, un pregevole vaso cinese o un dipinto fiammingo allora diventa palese che il collezionismo è un’attività culturale complessa, che non è solo gusto e intuito ma esperienza e conoscenza. È quanto si rileva visitando la casa d due irriducibili collezionisti a Voghera. I pezzi sono di provenienza ed epoca diversa – molti appartenenti alle arti decorative – frammenti di vita moltiplicati, ricomposti armoniosamente a costruire un flusso di materia vibrante. E dietro ad ognuno c’è una storia, quella della scoperta, quella del “feeling” scattato, quella di un amore che li rende ancora oggi indispensabili, insostituibili. Si va dal cinquecento al novecento – il secolo più amato è forse il settecento con i suoi ori e la sua fantasia – poi si sconfina in un Oriente fascinoso fatto di kimoni, tazzine da sakè e Magò beffardi, mondo variegato come le fattezze dell’esercito di statuine sul tavolo di cristallo… Alle pareti i quadri si alternano ai pannelli di seta cinese, ai ventagli, alle miniature, ai ritratti, alle mensole con chinoiserie. Lo sguardo non sa su cosa posarsi. Prevale il richiamo del colore; i rosa dilatati in cieli aperti riempiono le guache di Matteo Ricci, toni scuri e pastosi dominano una scena campestre di Peter Roos così come una scena di battaglia del Curtois. Poi è il grottesco a richiamare in una coppia di tele seicentesche che trasformano le inquietanti creature di Bosch in mostri ammansiti di sapore naive. Al settecento veneziano è riferibile un bel dipinto di soggetto biblico, Ester ed Assuero, che unisce all’impianto classico il colorismo veneto.

Delle innumerevoli curiosità preziose, che percorrono i tempi e le mode, ha scritto Antonella Bruni sul n. 168 di Oltre.
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