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Oltre n. 176 Marzo-Aprile 2019

Oltre n. 176 Marzo-Aprile 2019

La primavera esplode nella sua veste di colori sgargianti e invita ad uscire, stana anche i più pigri, indugia nelle ombre lunghe del tramonto. Suggeriamo  nel primo piano un itinerario insolito, di pianura, da percorrere in auto, in bici e per molti tratti anche piedi.

È l’Oltrepò che si avvicenda nelle vicinanze del grande fiume, con le sue emergenze architettoniche in paesi dalla lunga storia, con i sorprendenti laghetti ricavati nelle cave d’argilla, con il colore del mattone steso un poco ovunque, a dare riverberi caldi di rosso e operosità, a narrare storie intime di gente tenace, di famiglie nobili, di artisti grandiosi e di tanti più riservati e umili fornaciai. Percorsi che, metafora di molte vite, s’intrecciano alla frescura dei pioppeti, nelle campagne stese a perdita d’occhio, sullo sfondo di sirene ormai spente e del verso di insospettabili uccelli di stagni e di campo.
La storia ha lo sguardo fiero di Jacopo Dentici, a diciott’anni morto di stenti in un lager nazista. Se ne era parlato molto a Voghera nell’ultimo gennaio quando, in occasione della giornata della memoria, era stata posata da Gunter Demnig, scultore tedesco, una pietra d’inciampo davanti al liceo classico Grattoni. La scuola che Jacopo aveva frequentato con ottimi risultati e che da molti anni lo ricorda con una borsa di studio a lui dedicata. Se ne è parlato in seguito, in occasione dell’intitolazione di un’aula anche nell’università milanese che lo aveva visto matricola, prima della sua sventura politica. Gigi Giudice ne traccia un ricordo articolato, raccontando le fasi del suo coinvolgimento nella lotta partigiana, ma anche la sua vena poetica, gli sprazzi di intelligente eroismo che lo animavano.

Come sempre ci dilunghiamo in argomenti d’arte, questa volta è la fotografia, accessibile e complessa che si nutre di un fortissimo individualismo, della capacità di catturare l’originalità dell’attimo rendendolo eterno. Ne parla Adriana Maria Soldini presentando la mostra di Vivian Maier allestita alle Scuderie del castello visconteo di Pavia fino al 5 maggio.

Le pagine scorrono conducendo in visita a un giardino in Alessandria, all’esposizione di riviste e rotocalchi che raccontano Voghera dall’Ottocento a oggi, suggerendo di fermarsi nelle vecchie stazioni di dismesse ferrovie, là dove si fermavano i treni locali, in un’epoca in cui anche i tragitti brevi s’ammantavano del fascino del viaggio.

In cucina ci porta Ilaria Fioravanti, con la ricetta di biscotti semplici, della tradizione contadina, fatti con la farina di mais e guarniti, in questa stagione, con profumati fiori di sambuco freschi. Erano offerti a sigillo dei contratti di mezzadria che si firmavano per San Giorgio.

Il vino è prodotto da due giovani fratelli che sposano il metodo “Naturale” e ancora oltre. Una passione ereditata, insieme alle vigne, dai genitori e che ora s’avvale di conoscenze tecniche ma anche filosofiche, di tutto un modo rispettoso e onirico d’intendere il divenire delle cose, la trasformazione dell’uva nel suo nettare imprenscindibile dal contesto globale in cui si muovono i meccanismi che regolano i processi della vita.

 

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