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Razionalismo a Tortona

Villa Jesi, Casa Littoria e Ritrovo Castello nei progetti dell’architetto Guido Frette

L’interessante mostra intitolata “Guido Frette: un razionalista a Tortona”, allestita nelle sale della Biblioteca Civica di Tortona per la cura di Brunetta Santi, direttrice dell’Archivio Storico, dell’architetto-urbanista Roberto Cartasegna e dello storico Fausto Miotti, ha avuto il merito di riportare l’attenzione su alcune importanti opere, realizzate a Tortona dall’architetto Guido Frette, in un periodo cruciale della storia nazionale, quello compreso tra l’apice dei consensi raggiunti dal Regime fascista con la conquista dell’Impero e l’inizio del suo declino in seguito all’alleanza con la Germania nazista e alla successiva entrata in guerra al suo fianco. 

Nato a Viareggio da famiglia benestante nel 1901, Frette si trasferì nel 1910 a Milano dove condusse a termine gli studi superiori. Tra il 1919 e i primi anni ‘20 studiò in Svizzera e poi all’Istituto nautico di Livorno dove conseguì il diploma di capitano di lungo corso. Assecondando la propria particolare inclinazione al disegno architettonico, in seguito frequentò la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano senza portare a termine l’iter degli studi, per laurearsi poi, con ogni probabilità, all’Accademia di Brera che rilasciava un “Diploma di professore di disegno architettonico” abilitante a svolgere la professione di architetto. Al Politecnico ebbe come insegnanti il conservatore Moretti e il suo assistente Portaluppi che Frette, pur con qualche riserva sulla sua reale statura di architetto, considerava un ottimo insegnante, capace di sollecitare gli allievi all’esperienza del “nuovo”.

A Milano, in quegli anni la città più “moderna” d’Italia, covavano i fermenti di una “nuova architettura” che sfoceranno nella costituzione del Gruppo 7, il primo nucleo del Razionalismo italiano, a cui Frette aderì dalla prima ora. Con i compagni Figini, Pollini, Rava, Terragni, Larco e Castagnoli, poi sostituito l’anno seguente da Libera, Frette firmerà quattro articoli apparsi su “Rassegna italiana” tra il dicembre del ‘26 e il maggio del ’27, che, insieme a quello pubblicato, con altri prestigiosi architetti, nel ’33 su “Quadrante”, la rivista di Bardi e Bontempelli, possono essere considerati i manifesti della nuova architettura.

Villa Jesi e altri progetti

Nel luglio del ’33 l’imprenditore milanese Emilio Jesi, mercante di caffè, acquistò un terreno nei pressi di Vho, frazione di Tortona, per la costruzione di una casa in collina affidando a Frette il progetto, pubblicato nel marzo del ’36 sulla rivista Domus.

La realizzazione fu immediatamente seguente, tanto che la stessa rivista, nell’ottobre del ’38 riportava le fotografie della villa ormai completata.

Frette arrivava a questo progetto con un vasto bagaglio di esperienze, conseguenti alla sua moderna idea dell’architetto polivalente, disposto cioè a spaziare in una molteplicità di campi, dalla costruzione all’arredamento, dalla scenografia al teatro, dal disegno industriale all’urbanistica:

“L’architetto moderno è quello che riesce intuitivamente a raggiungere, quasi tramite divinazione, una sorta di sintesi tra diversi saperi che vanno dalla biologia alla poesia” ed “è il primo amico della civiltà nuova”, “colui che la intuisce e la manifesta”

Frette tra il ’27 e il ’35 aveva allestito mostre, progettato casette popolari, disegnato mobili, partecipato, seppur in maniera marginale, al progetto della Casa elettrica di Figini e Pollini, la più importante opera collettiva del Gruppo 7, e al concorso per un progetto di villa sul lago, distinguendosi per il gusto cromatico e per l’uso dei nuovi materiali. Nel 1931 all’Esposizione di architettura razionale di Roma aveva presentato un salotto per signora e uno studio per il mercato del pesce, nel ’33 alla Mostra dell’arredamento della Triennale di Milano, in collaborazione con Figini e Pollini, aveva progettato una villa-studio per artista.

Alla Mostra dell’aeronautica del 1934 al Palazzo delle Arti di Milano, curata da G. Pagano, allestì la sala dedicata a D’Annunzio con i cimeli del comandante, mentre nel ’35 curò la sala del Ciclismo e del Motociclismo alla Mostra dello Sport, una delle rassegne di propaganda del Regime, organizzata da G. Muzio.

 

Villa Jesi

Nella villa Jesi Frette cercò di trovare una perfetta integrazione tra la casa e l’ambiente collinare circostante dove furono sistemati un frutteto, un prato, una serra, una piscina, dei viali e un giardino. La struttura architettonica, articolata su due piani, uno seminterrato predisposto per i servizi e uno sopraelevato adibito ad abitazione, presentava elementi tipici del linguaggio razionalista come il tetto piatto, i volumi dalle linee rigorosamente geometriche, con un privilegio di quelle ortogonali, una terrazza sormontata da un’agile tralicciatura e ampie finestre aperte alla luce e al paesaggio.

La costruzione si presentava candida, completamente rivestita all’esterno da un intonaco spugnoso e ruvido, mescolato a polvere di marmo mentre gli interni avevano pareti intonacate a calce: nell’ampia stanza di soggiorno, pavimentato a pitch-pine e arredata con mobili in rovere, sopra al caminetto in pietra erano appesi quadri di Utrillo e di De Rocchi accanto ad una libreria di pero di color nero su cui era collocata una raccolta di terrecotte di Arturo Matini, artista tra i più amati da Jesi che nella stessa stanza aveva posto, su un alto piedestallo, una versione della scultura La vittoria.

All’esterno invece, in una nicchia sul muro che chiudeva a destra la scala d’accesso, era collocato un altorilievo in pietra intitolata L’ospitalità, raffigurante l’abbraccio tra due persone, simbolo di accoglienza, tema affine a quello del ritorno de Il figliol prodigo, il grande bronzo acquistato dagli Ottolenghi e collocato nel cortile dell’antico ospedale di Acqui. Queste opere documentavano un aspetto del gusto estetico di Jesi, orientato in quegli anni sull’arcaismo novecentista di Martini e sul Chiarismo lombardo nella raffinata declinazione di De Rocchi che aveva proprio in Utrillo, nella sua pittura chiara e primitivista, uno dei maestri di riferimento. 

 

Per la versione integrale dell’articolo di Mauro Galli “Guido Frette. Razionalismo a Tortona”, con “La declinazione italiana del Razionalismo”, “La contesa tra il Gruppo 7 e Piacentini”, “La collezione di Emilio e Maria Jesi”, “La Casa Littoria di Tortona”, “Il locale-ritrovo sul Castello” si rimanda alla rivista Oltre n. 168 (novembre -dicembre 2018)

L’articolo “Guido Frette. Razionalismo a Tortona” è pubblicato sulla rivista Oltre n.168 – 2017
È possibile acquistare la versione stampata della rivista anche online al seguente link.
Oppure è possibile acquistare esclusivamente l’intero articolo “Guido Frette. Razionalismo a Tortona”, in versione digitale (formato Pdf) al seguente link

 

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