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Butterfy watching

Butterfy watching

Nell’area naturalistica di Valverde, il vagabondar danzante di splendide farfalle è protetto mediante la rinaturalizzazione del territorio, la valorizzazione delle erbe rustiche. Fitta di boschi e prati, la collina si innalza fino a 777 metri, tra la val Tidone e la valle Staffora, a sovrastare tanta parte della pianura Padana, fron-teggiando a distanza il rilievo di Montalto, e più in là, le cime appenniniche.Qui il paesaggio si struttura complesso e variegato, l’assortimento vegetativo contempla distese di prati, presenza di arbusti quali il nocciolo, l’evonimo (“berretta da prete”), il corniolo e il maggiociondolo (Laburnum anagyroides), addensamenti di castagni, popolamenti di pino: nero e silvestre, attuati negli anni Sessanta, cortine di siepi campestri ai margini degli insediamenti boschivi di rovere (Quercus petraea) e orniello (Fraxinus ornus).

Così, da oltre un decennio (vedere Oltre n. 118 Luglio-Agosto 2009), una superficie di circa 33 ettari, di cui 24 boscati, è stata eletta a “parco sovracomunale”, con il nome di “Castello di Verde”: l’area di interesse naturalistico gravita infatti attorno a uno sperone roccioso su cui si innesta il tondo torrione medievale, residuo della fortezza che fu del monastero e poi del vescovo di Bobbio, del Barbarossa, dei Landi, dei Malaspina, dei Dal Verme.
La parte del parco prossima alla sommità è stata adibita a “Sentiero delle Farfalle”, grazie al mantenimento di aree erbose aperte e alla messa a dimora di piante nutrici dei bruchi e nettarine o aromatiche cui i lepidotteri adulti accorrono, trovando qui l’habitat ideale, provvisto di speciali comfort: dal muro a secco in pietrame esposto a sud, ove posarsi per ricostituire le energie attraverso il bagno di sole, alla pozza d’acqua nella terra, così che, abbeverandosi ai margini umidi, possano suggere gli indispensabili sali minerali. Lo fanno mediante un tubicino, la spirotromba, attraverso cui questi insetti si nutrono: in modo selettivo, a seconda della specie, come il loro nome spesso menziona.

L’Oltrepò vanta una varietà di farfalle, unica in Europa, testimonianza di un ecosistema ancora in buona parte integro.
Al mantenimento di questo, alle ricerche per adeguare le colture ai cambiamenti climatici, aggiungendo novità, tipo la Quinoa, è volto il progetto “OLTREPOBIODIVERSO”, finanziato dalla Fondazione Cariplo e che coinvolgerà, fino a metà 2019, un pool di enti tra cui ben quattro Università. È previsto un viaggio in Germania, nel mese di giugno 2018, atto a promuovere l’attività di butterfly watching alla quale “i nordici”, pur avendo un numero di esemplari decisamente inferiore, sono molto sensibili.

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